Come l'industria della moda cambia il sesso dei pesci (solo dei pesci?)

Dec 06 , 2018

Pino Maffei

Come l'industria della moda cambia il sesso dei pesci (solo dei pesci?)

MODA E AMBIENTE, I TESSUTI COLORATI IN CINA SONO UN PROBLEMA

Il 3 dicembre la trasmissione di Report, su Rai 3, con Pulp Fashion, ci ha mostrato impietosamente le falsità raccontate dalle grandi aziende della moda, sia dell’alta moda che della moda economica, da Gucci a Zara insomma.
Tra le varie cose che ci ha mostrato, sulle quali non tornerò nuovamente, una, passata quasi inosservata, mi è è parsa particolarmente inquietante e riguarda la produzione dei tessuti, che come abbiamo visto avviene quasi tutta in Cina, ad un costo che è il terzo, a volte meno rispetto al costo che avremmo in Europa. Ma dietro questo incredibile risparmio, oltre ad una questione etica rispetto alle terribili condizioni dei lavoratori, si cela una preoccupante questione ambientale: l’utilizzo di sostanze e coloranti vietati da anni in Europa ed ancora consentiti in Cina.
Tra questi inquinanti vietati ci sono ftalati, amminenonilfenolo.
Il nonilfenolo, un alchilfenolo fino al 2009 molto utilizzato come tensioattivo, ed ora vietato in Europa, viene correntemente utilizzato in Cina nei processi di colorazione dei tessuti, ed è un interferente endocrino, uno dei principali responsabili della femminilizzazione dei pesci maschi.
Questo è un fenomeno piuttosto noto, già nei primi anni 2000 furono trovati pesci maschi con un avanzato stato di femminilizzazione in quasi tutti i fiumi del mondo, compreso il nostro fiume Po.
In una ricerca condotta una decina di anni orsono dal Cnr furono individuati, proprio nel Po ed in altri fiumi italiani ed europei, ma anche negli Usa, diversi interferenti endocrini, tra i quali rientrano vari farmaci con effetto estrogeno, utilizzati ad esempio come anticoncezionali ma anche nella cura del tumore al seno ed alla prostata, diserbanti, detergenti industriali, componenti degli antiaderenti di pentole e contenitori alimentari, ed appunto alchilfenoli utilizzati  dall'industria tessile.
In conseguenza di vari studi condotti sull’argomento, ed alla loro manifesta ittiotossicità, questi composti sono stati inseriti all’interno del Regolamento Europeo n. 552/2009 relativo alle sostanze in restrizione nell’ambito del regolamento Reach, il quale impone la non immissione in commercio di sostanze o miscele il cui contenuto di nonilfenolo e/o nonilfenoli etossilati possa essere superiore allo 0.1%.
Quindi? Cambiamo metodi?
Ma niente affatto, le grandi aziende spostano la produzione in Cina, ed importano tessuti contenenti le stesse sostanze, che in mancanza dei dovuti controlli nei porti di accesso ritroviamo in ogni negozio di abbigliamento europeo, dall’alta moda fino ad H&M e Zara.
Dunque, lavaggio dopo lavaggio, continuiamo ad immettere nonilfenolo nei fiumi. Il problema del nonilfenolo, come interferente endocrino, è dovuto alle sue caratteristiche di persistenza, alla capacità di bioaccumulo, ed alla elevata tossicità. Così, sebbene i livelli di queste sostanze nei tessuti non siano tali da destare preoccupazione per la salute umana, l’elevato volume di tessuti importati dalla Cina e quindi l’elevato volume di lavaggi, rendono oramai non trascurabile il livello di nonilfenolo immesso nei fiumi.

La femminilizzazione dei pesci maschi è un processo che inibisce la riproduzione e di conseguenza decima le popolazioni ittiche. L’alterazione del sistema endocrino provocata da queste sostanze, come conseguenze più evidenti, fa si che si accumuli vitellogenina nel fegato (dovrebbe essere presente solo nelle femmine) e nei testicoli si formino degli ovociti. Ma attenzione, perché lo stesso effetto lo hanno anche i farmaci dei quali abbiamo detto prima, per il cui controllo sarà necessario provvedere a trattare tutte le acque reflue con opportuni catalizzatori in grado di degradare sia gli alchilfenoli che gli estrogeni sintetici e gli ftalati.
Ciò è particolarmente importante non solo per i pesci, che già è motivo sufficiente per intervenire, ma anche per l’animale uomo, anch’esso dotato di sistema endocrino, e questo ci riporta al titolo di questo articolo, perché la contaminazione ed il bioaccumulo hanno aumentato il rischio di disfunzioni sia organiche che di interi sistemi, quali quelli riproduttivo ed immunitario.
I più gravi effetti nocivi di queste alterazioni, negli esseri umani, sono i difetti comportamentali nei bambini e l’aumento di infertilità da adulti.

Alla fine, queste grandi aziende, questi colossi della moda, parlino pure di fashion, ma dovrebbero ben guardarsi dal parlare di sostenibilità, perché di fronte a qualsiasi inchiesta condotta con un minimo di serietà crollano miserevolmente.
Ancora una volta industria e sostenibilità si confermano un ossimoro.

Qui di seguito, per chi volesse approfondire, riporto alcune fonti: http://www.biologiamarina.eu/Interferenti_endocrini.html
https://www.eneracque.it/estrogeni-nelle-acque-di-scarico-il-caso-della-femminilizzazione-dei-pesci/
http://www.innovazionemoda.org/nonilfenolo-e-nonilfenolo-etossilato-il-caso-%E2%80%9Cpanni-sporchi-2%E2%80%9D-di-greenpeace/
http://www.greenpeace.org/italy/it/ufficiostampa/rapporti/panni-sporchi2/
http://www.labritex.com/


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