Dieta sub-ottimale e rischio mortalità. Uno studio recente

Jun 10 , 2019

Pino Maffei

Dieta sub-ottimale e rischio mortalità. Uno studio recente

In un articolo dell’11 maggio 2019, il Lancet riporta i risultati di uno studio pubblicato il 3 aprile e riferito alla analisi degli effetti sulla salute di vari rischi alimentari, svolta  in 195 paesi, tra il 1990 ed il 2017. Una analisi sistematica per lo studio Global Burden of Disease 2017.

Questo studio si proponeva di valutare il consumo di alimenti e nutrienti principali in 195 paesi e di quantificare l'impatto del loro apporto sub-ottimale sulla mortalità e morbilità nelle malattie non trasmissibili (NCD).
Utilizzando un approccio comparativo di valutazione del rischio, in adulti di età pari o superiore a 25 anni, è stato calcolato il numero di decessi e disabilità attribuibili alla dieta per ciascun esito della malattia. I principali input di questa analisi includevano l’assunzione di ciascun fattore dietetico e la determinazione del livello di assunzione associabile al più basso rischio di mortalità.

Nel 2017 11 milioni di decessi e 255 milioni di casi di disabilità sono risultati attribuibili a fattori di rischio alimentare, in particolare:
-alto apporto di sodio 3 milioni di morti e 7 milioni di disabilità;
-basso apporto di cereali integrali 3 milioni di morti e 82 milioni di disabilità;
-basso apporto di frutta 2 milioni di morti e 65 milioni di disabilità;
sono stati i principali fattori di rischio alimentare per decessi e disabilità a livello globale e in molti paesi.

Gli intervalli più ampi tra l'assunzione corrente e quella ottimale sono stati osservati per noci e semi (12% dei livelli ottimali) e cereali integrali (23% dei valori ottimali).
Di contro, l'assunzione giornaliera di tutti gli alimenti e le sostanze nutritive non salutari ha superato il livello ottimale a livello globale. Il consumo di bevande zuccherate risultava molto più alto dell'assunzione ottimale. Analogamente, il consumo globale di carne lavorata era 90% superiore alla quantità ottimale e il sodio risultava l’86% in più rispetto alla quantità ottimale. L'assunzione globale di carne rossa era maggiore del 18% rispetto all'assunzione ottimale.
In generale gli uomini risultavano aver consumato troppo cibo, sia sano che malsano, soprattutto nella fascia di età 50-69, mentre risultavano mediamente più controllati, pur con forti eccezioni, gli adulti in età 25-49.
Il consumo troppo elevato di carni lavorate era evidente soprattutto nel Nord America ad alto reddito, seguito da Asia ad alto reddito ed Europa occidentale.
Ne risulta che il miglioramento della dieta potrebbe potenzialmente prevenire un decesso su cinque a livello globale. I risultati mostrano che, a differenza di molti altri fattori di rischio, i rischi dietetici hanno colpito le persone indipendentemente dall'età, dal sesso e dallo sviluppo sociodemografico del loro luogo di residenza. Sebbene l'impatto dei singoli fattori dietetici vari nei diversi paesi, l'assunzione non ottimale di tre fattori dietetici,  cereali integrali, frutta e sodio, ha rappresentato oltre il 50% dei decessi e il 66% delle disabilità attribuibili alla dieta.

Queste scoperte mostrano che una dieta subottimale è responsabile di più morti di qualsiasi altro rischio a livello globale, compreso il tabagismo.

Si noti che sebbene il sodio, gli zuccheri ed i grassi siano stati al centro del dibattito sulle politiche alimentari negli ultimi due decenni, l’analisi mostra che i principali fattori di rischio dietetico per la mortalità sono diete ricche di sodio, povere di cereali integrali, a basso contenuto di frutta, basso contenuto di noci e semi, basso contenuto di verdure.

Questo studio, finanziato dalla fondazione Bill & Melinda Gates,  fornisce un quadro del potenziale impatto della dieta subottimale sulla mortalità e morbilità nelle malattie non trasmissibili, evidenziando la necessità di migliorare la dieta in tutte le nazioni. I dati saranno utilizzati per l'attuazione di interventi dietetici basati su evidenze e forniranno una piattaforma per la valutazione del loro impatto sulla salute umana.

Fonte: pubblicazione del Lancet


Articoli precedenti Articoli recenti