La promessa dei sistemi human-on-a-chip per studiare i farmaci in vitro e non su animali.

Jul 08 , 2019

Pino Maffei

La promessa dei sistemi human-on-a-chip per studiare i farmaci in vitro e non su animali.

La promessa dei sistemi human-on-a-chip per studiare in vitro farmacocinetica e farmacodinamica.

I sistemi funzionali human-on-a-chip sono molto promettenti per effettuare studi in vitro, in particolare per la valutazione di alcuni aspetti del comportamento dei farmaci.
Un recente studio, ad esempio, ha utilizzato un modello di cuore e di fegato per valutare il comportamento di un farmaco, la terfenadina, un profarmaco antistaminico di seconda generazione (non sedante) che viene  trasformato in fexofenadina, un metabolita acido in grado di esplicare gli effetti terapeutici.

La trasformazione del profarmaco nel suo metabolita farmacologicamente attivo è stata modulata in vitro utilizzando il modulo epatico su chip.
Senza entrare nei dettagli dello studio, disponibile al link riportato in calce, questi dati sono stati utilizzati per sviluppare un modello matematico in grado di prevedere l’effetto della terfenadina nella sua applicazione preclinica.
Esiste oramai la certezza che questi modelli microfisiologici possano avere un grandissimo sviluppo e grande efficacia sulla scoperta e sperimentazione di nuovi farmaci.
Ad esempio lo stesso studio ha preso anche in esame una molecola di un colosso farmaceutico quale AstraZeneca determinandone correttamente la risposta cardiotossica del suo metabolita nel  cuore utilizzando questi simulatori su chip di cuore e fegato.

Nel complesso, i risultati di questo recentissimo studio serviranno da principio guida per le future indagini sulle relazioni di risposta alla concentrazione temporale in questi innovativi modelli in vitro, specialmente se convalidati su più intervalli di tempo, con meccanismi farmacologici e molecole che rappresentano un'ampia diversità chimica.

I modelli Human-on-a-chip stanno guadagnando sempre più popolarità come strumenti che miglioreranno la traduzione preclinica, assicurando così ai potenziali nuovi farmaci candidati una maggiore probabilità di successo durante il processo di sperimentazione clinica.
I modelli PK/PD (farmacocinetica/farmacodinamica) descrivono la relazione fra il dosaggio, la concentrazione e l'efficacia di un farmaco
La capacità di costruire relazioni PKPD in vitro e la comprensione traslazionale quantitativa associata consentirebbe agli scienziati di comprendere il comportamento dei composti prima dei test in vivo, offrendo un risparmio in termini di costi e tempo e un'opzione credibile per ridurre e infine sostituire i modelli animali.

L’uso di questi approcci di modellazione dei dati è ancora agli inizi, ma è stato dimostrato un elevato potenziale e la concreta speranza che questa metodologia possa essere efficacemente applicata in alternativa alla sperimentazione animale nell’ambito della scoperta di nuovi farmaci.

Nel frattempo noi consumatori possiamo dare una efficace spinta allo sviluppo di metodi alternativi alla sperimentazione animale acquistando consapevolmente.
Qui è disponibile un elenco dei prodotti non testati su animali:

Scegliamo consapevolmente

Questo invece è il link allo studio completo dal quale è tratto l'articolo.

 

 


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