Melanie Joy: cosa dice dei lavoratori dei mattatoi.

Jan 27 , 2019

Pino Maffei

Melanie Joy: cosa dice dei lavoratori dei mattatoi.

Melanie Joy, sui lavoratori dei mattatoi, nel suo libro "Perchè amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche:

......."In ogni ideologia violenta, coloro che vengono impiegati nell'industria dell'uccisione potrebbero non avere la scorza dura quando iniziano ma, alla fine, si abituano alla violenza che prima li disturbava. Tale adattamento riflette il meccanismo difensivo della routinizzazione - ripetere sistematicamente un atto finché non si diviene desensibilizzati o resi insensibili a esso. .....
....E più i lavoratori si desensibilizzano (non potendo voler bene) più aumenta il loro disagio psicologico. La maggior parte delle persone è in grado di sperimentare solo una limitata quantità di violenza prima di esserne traumatizzata...... i lavoratori traumatizzati diventano sempre più violenti sia verso gli animali sia verso gli esseri umani, e sviluppano comportamenti di dipendenza nel tentativo di eliminare il proprio disagio. Un lavoratore intervistato dalla ricercatrice Gail Eisnitz raccontava di come aveva "pensato di appendere il caposquadra a testa in giù sulla linea di sgozzamento".....

Posegue ed approfondisce Melanie Joy, affrontando da psicologa la terribile situazione emotiva nella quale si trovano questi lavoratori.
Il cervello umano è una macchina biologica estremamente complessa, un insieme di cellule neuronali che grazie a connessioni tra loro e trasmissioni di molecole chimiche e segnali elettrici realizza tutto ciò che ci appare sotto forma di emozioni, sensazioni, comportamenti, affetti, memoria. Un incredibile miracolo biologico evolutivo che conosciamo solo per una piccola percentuale della sua complessità.
Liquidare la questione dei lavoratori dei mattatoi definendoli semplicemente "gente violenta che meriterebbe di morire" come spesso sento dire, è quanto di più superficiale ed irragionevole si possa affermare, un voler prendere le distanze, come esseri umani, da un sistema terrificante che come specie abbiamo costruito per la più efficace e terribile catena di sfruttamento ed uccisione che si possa immaginare.
Probabilmente alcuni tra coloro che riescono a cogliere questo aspetto del sistema se ne sentono così affranti, provati, dal reagire a loro volta violentemente, per fortuna solo dal punto di vista verbale, per allontanare in qualche modo un senso ancestrale di colpevolezza di specie.
Dobbiamo riflettere su questo, fermarci a pensare, e considerare che sarebbe del tutto inutile cercare di bloccare la catena di macellazione - se non per un segnale simbolico - nella speranza di ottenere qualche effetto concreto.
L'unica reale possibilità di intervento affinché questa atroce azione di sterminio possa cessare, è una attiva ed efficace informazione sul consumatore.
Documentare, informare, fare in modo che un numero sempre più grande di persone raggiunga la consapevolezza e modifichi le sue scelte alimentari.
Man mano che si ridurrà la domanda, si ridurrà la necessità di uccidere per soddisfarla, fino alla chiusura definitiva. 
Non c'è altra strada.


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