Specismo e razzismo.

Jan 23 , 2019

Pino Maffei

Specismo e razzismo.

Specismo e razzismo sono strettamente legati, ma quanto è stretto questo legame?

Angela Davis, attivista e vegana, una delle figure politiche più importanti dello scorso secolo, è la testimonianza vivente che questo legame è strettissimo.
Angela Davis divenne celebre negli anni ’60 e ’70 come attivista per i diritti civili degli afroamericani e delle donne.
Angela ed altri attivisti come lei dimostrano quanto spesso attivisti, autori e filosofi che hanno dedicato la loro vita alla lotta contro il razzismo si siano mostrati sensibili anche alla questione animale, intimamente collegata alla discriminazione ai danni delle minoranze umane.

Peter Singer ha emblematicamente espresso questo concetto negli anni ’70 riconoscendo nel sessismo, nel razzismo e nello specismo la stessa identica radice di violazione del principio fondamentale di uguaglianza: “Il razzista viola il principio di eguaglianza attribuendo maggior peso agli interessi dei membri della sua razza qualora si verifichi un conflitto tra gli interessi di questi ultimi e quelli dei membri di un’altra razza. Il sessista viola il principio di eguaglianza favorendo gli interessi del proprio sesso. Analogamente, lo specista permette che gli interessi della sua specie prevalgano su interessi superiori dei membri di altre specie. Lo schema è lo stesso in ciascun caso”.

Richard Ryder, psicologo britannico e pioniere della lotta per la liberazione animale, soprattutto nell’ambito della sperimentazione scientifica, fu un teorizzatore di questo concetto postulando che le basi su cui si fondano specismo e razzismo possano essere smontate attraverso argomentazioni affini e coniando nel 1990 il termine “painismo”, secondo il quale qualunque essere vivente che sia in grado di provare dolore ha rilevanza morale. “Come l’antirazzismo rifiuta la discriminazione arbitraria basata sulla presunzione dell’esistenza di razze umane e l’antisessismo respinge la discriminazione basata sul sesso, così l’antispecismo respinge la discriminazione basata sulla specie (definita specismo) e sostiene che l’appartenenza biologica alla specie umana non giustifica moralmente o eticamente il diritto di disporre della vita, della libertà e del corpo di un essere senziente di un’altra specie” (Proposte per un manifesto antispecista).

Ma anche nell’ambito dello stesso specismo o antispecismo  vediamo inserirsi, curiosamente, un analogo fenomeno discriminatorio (non lo voglio chiamare razzismo, per carità), che questa volta è incentrato guarda caso proprio intorno al mangiar carne. Lo abbiamo recentemente osservato in Italia, quando gli stessi personaggi politici che si fanno fotografare attorno a sontuose grigliate di bovini ed ovini si ergono a paladini difensori degli animali per salvare quei (pochi) animali sacrificati per una festività di una religione di minoranze non cattoliche.
Nessuno di questi paladini animalisti ha proferito verbo in occasione delle povere vittime sacrificate durante la celebrazione del “bistecca day”, proprio a Torino, nella mia teoricamente veganissima città.

Così come vediamo discriminati gli animali - indubbiamente qualsiasi maialino o agnellino in Italia avrebbe più fortuna ad essere cagnolino o gattino - allo stesso modo vediamo discriminate le persone, e ci sono i fortunati che pretendono il diritto di disporre a piacimento di bistecche e prosciutti, ed altri, meno fortunati, che possono morire di fame, o di freddo.

Io, ben ultimo dopo gli autorevolissimi pareri di Davis, Singer e Ryder, tra specismo e razzismo ci vedo uno strettissimo legame e la stessa matrice fortemente discriminatoria. Per questo motivo in nessun modo mi è possibile slegare la lotta all'uno dalla lotta all'altro, in ogni sua forma o manifestazione. 


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